Una per il dolore, due per la gioia, tre per una ragazza. Tre per una ragazza. Mi sono bloccata al tre, non riesco a proseguire. Ho la testa piena di suoni e la bocca impastata di sangue. Tre per una ragazza. Le gazze ridono, si prendono gioco di me con il loro gracchiare. Una schiera di gazze, cattivo presagio. Adesso le vedo, nere contro il sole. Non sono gli uccelli, è qualcos’altro. Sta arrivando qualcuno, mi dice qualcosa. Adesso guarda: ecco cosa mi hai costretto a fare.

Paula Hawkins
La ragazza del treno

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Il significato di questo libro, potrebbe racchiudersi tutto in una domanda: conosciamo davvero le persone che frequentiamo?

Trama

Per recarsi a Londra, Rachel compie lo stesso tragitto in treno ogni giorno alla stessa ora. Lungo il percorso, si sofferma ad osservare una coppia di giovani – Megan e Scott – sui quali fantastica, immaginando la loro vita diametralmente opposta alla sua: felice e piena d’amore. Nell’appartamento accanto, infatti, vive il suo ex marito Tom insieme alla nuova moglie Anna e alla figlia.

Un giorno, passando davanti alla casa della giovane coppia, vede Megan baciare un uomo sconosciuto e, poco tempo dopo, la ragazza sparisce nel nulla, dando avvio a delle indagini che porteranno alla risoluzione del mistero.

La ragazza del treno: thriller o romanzo rosa?

Tutto è caldo in quell’uomo, tranne il suo sorriso. Quando ha scoperto i denti ho visto l’assassino che vive in lui. Ho sentito lo stomaco contorcersi, il cuore battere impazzito. Me ne sono andata senza nemmeno stringergli la mano: non ce la facevo a toccarlo.

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La ragazza del treno – nonostante il successo ottenuto, frutto, probabilmente, di una fortunata strategia editoriale – è stata una possibilità narrativa sprecata. Un’idea con del potenziale, si è trasformata in un romanzo ai limiti del patetico, con tre personaggi femminili stereotipati e insopportabili.

Se il racconto fatto dal punto di vista delle tre donne (Rachel, Megan e Anna) poteva rivelarsi una scelta interessante, altrettanto non può dirsi per la sintassi –scarna e piatta – e per la narrazione in prima persona al tempo presente, modalità di scrittura che non riesce mai a convincermi fino in fondo.

Pur essendo un thriller, si ha la sensazione costante di leggere un romanzo rosa di dubbia qualità. Le riflessioni dei personaggi, banali e senza spessore, riflettono l’immagine di donne degradate, alcolizzate, invidiose, in perenne lotta tra loro per aggiudicarsi l’uomo più ambito e, ovviamente, più meschino. Paula Hawkins – autrice sotto lo pseudonimo di Amy Silver, di tre romanzi chick lit – non riesce a scrollarsi di dosso i suo pregressi letterari, costruendo una storia assolutamente piatta. Un romanzo ricco di cliché noiosi, di maschi aguzzini e di mogli vittime di se stesse. Sconsigliato.

Nel caso qualcuno volesse comunque leggerlo, lascio il link al libro:

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