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…se faceva correre avanti e indietro lo sguardo sul portone di ingresso era per sorprendere l’assassino in fuga, per una sorta di desiderio ossessivo di vederlo in faccia. Desiderio che il professor Andersen trovava tuttavia così sgradevole da decidere di non restare lì fino a lasciarsi invischiare nella situazione di essere costretto a vedere esaudito quello strano bisogno di vedere il volto dell’assassino.

Dag Solstad
La notte del professor Andersen

Il topos della finestra – grande leitmotiv del novecento letterario e artistico –  rieccheggia prepotentemente tra le pagine de La notte del professor Andersen, insieme a un’ingente quantità di spunti di riflessione che permetterebbero a letterati, storici, sociologi e antropologi a corto di idee di rinverdire i loro studi.

In appena centocinquanta pagine Dag Solstad – uno dei maggiori autori norvegesi contemporanei – pone una serie di questioni filosofico-morali a cui non sembra esserci una risposta univoca.

Trama

È la notte di Natale. Il professor Andersen, docente di letteratura norvegese all’università di Oslo, ha appena terminato di cenare, quando, affacciandosi alla finestra della cucina, assiste a un omicidio. La scena, quasi surreale, lo lascia frastornato e incapace di decidere il da farsi. La stranezza della vicenda lo induce a pensare, almeno per un certo periodo, di essersi immaginato tutto, rimandando il momento di avvisare la polizia. Nessuno, quanto meno dal suo punto di vista, sarebbe in grado di comprendere il suo comportamento in seguito a un avvenimento tanto sconvolgente, così mantiene il segreto tentando di tenere a bada timori e sensi di colpa. Un’ interessante commistione – a tratti – tra il capolavoro di Hitchcock (La finestra sul cortile) e quello di Dostoevskij (Delitto e castigo) con un finale davvero inaspettato e sorprendente.

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Il senso della letteratura e la sua presunta inutilità

Il professor Andersen è un’intellettuale in crisi: pilastro della società norvegese – o quantomeno così vorrebbero i più – si domanda quale sia davvero la sua posizione. Circondato da amici di pari grado culturale riesce a scorgere nitidamente la loro omologazione e, contemporaneamente, la sensazione di inadeguatezza e rifiuto nel rivestire il ruolo a loro riservato. Com’è possibile essere primari, docenti universitari e funzionari di alto livello, godendone i benefici materiali ed economici e, allo stesso tempo, sentirsi inadeguati al proprio status? Un quesito aperto che si affianca ad altri due strettamente collegati tra loro: la sopravvivenza della memoria storica e l’importanza della letteratura.

La letteratura non sopravviverà, non nel modo che pensavamo. Resterà un fatto puramente formale, e questo non basta più. Tutto l’entusiasmo è nella contemporaneità, e ai giorni nostri niente può superare la capacità del consumismo di suscitare entusiasmo e infiammare il cuore delle masse, che sono la contemporaneità. […]. «Perché non siamo intellettuali senza tempo, siamo intellettuali nell’epoca del consumismo, profondamente influenzati da ciò che muove il cuore delle masse. E quello che muove il cuore delle masse è la conseguenza della nostra inadeguatezza. Tutto qui. Quando è stata l’ultima volta in cui ti sei sentito scosso leggendo o vedendo una tragedia greca? Intendo dire scosso davvero, sconvolto nel profondo del tuo essere».

Se, come fa notare il professor Andersen a un amico, a malapena siamo a conoscenza della vita dei nostri bisnonni, come poteremmo preservare il vero messaggio delle opere artistiche? Ibsen, a cui Andersen ha dedicato la sua intera esistenza, può ancora essere il rappresentante del messaggio che ha veicolato sul finire dell’Ottocento? Oppure il tempo logora e divora ogni cosa, persino i testi dei grandi autori che hanno cambiato le sorti del pensiero umano? E, sopratutto: hanno davvero diffuso un messaggio tanto rivoluzionario e importante?

«Perché non siamo intellettuali senza tempo, siamo intellettuali nell’epoca del consumismo, profondamente influenzati da ciò che muove il cuore delle masse. E quello che muove il cuore delle masse è la conseguenza della nostra inadeguatezza. Tutto qui. Quando è stata l’ultima volta in cui ti sei sentito scosso leggendo o vedendo una tragedia greca? Intendo dire scosso davvero, sconvolto nel profondo del tuo essere».

Un romanzo che pone innumerevoli sfide intellettuali senza fornire una risposta definitiva, lasciando al lettore la possibilità di crearsi un’opinione autonoma, scevra dalle influenze dell’autore stesso. Uno spaccato notevole della classe dirigente della Norvegia degli anni Novanta, gli ultimi, prima dell’immensa e più importante rivoluzione di tutti i tempi: internet.

Link al libro:

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