per borges

Per Borges, il nocciolo della realtà stava nei libri: nel leggere libri, scrivere libri, parlare di libri. In maniera viscerale, era consapevole di continuare un dialogo iniziato migliaia di anni fa e che credeva non sarebbe mai finito.

Alberto Manguel
Con Borges

Ho dedicato il mio dottorato – cioè gli ultimi cinque anni della mia vita – a uno dei maggiori prosatori del Novecento: Marcel Proust. E, parallelamente – avendo scritto una tesi in letteratura comparata – a Eugenio Montale, forse il più grande poeta italiano dopo Dante (e Foscolo). Non so esprimere a parole (cosa alquanto strana per chi, come me, con le parole ci lavora) quanto questi due autori abbiano contribuito alla mia crescita intellettuale e spirituale, ma, e questo lo so per certo, grazie a loro non sono più la persona che ero prima di iniziare il mio percorso dottorale. Tuttavia, l’incantesimo letterario che mi ha stregata ha portato anche alcuni risvolti negativi. Per un certo periodo ho avuto la sensazione che niente, mai, avrebbe potuto farmi rivivere le stesse emozioni Borgesscaturite durante la lettura della Recherche proustiana. E, in effetti, negli ultimi due anni, gli unici libri che abbiano davvero incontrato il mio gusto sono stati un paio di romanzi di Donna Tartt (Dio di illusioni e Il cardellino) e Stoner – un vero e proprio capolavoro – di John Edward Williams. Tutto il resto aveva perso irrimediabilmente il suo fascino. Quando ormai temevo di avere un blocco del lettore insuperabile, Borges è venuto in mio soccorso ridandomi la voglia di buttarmi a capofitto tra i libri, da sempre il mio grande amore. Ho riletto Il libro di sabbia (prossimamente ne scriverò una recensione) e ho comprato La rosa profonda, raccolta di poesie che, a primo impatto, mi ha forse colpito più dei racconti. E mentre tentavo di fluttuare nei meravigliosi e inquietanti universi borgesiani ho trovato un piccolo libretto di Alberto Manguel il cui titolo non poteva lasciarmi indifferente: Con Borges.

Con Borges

Non si sentiva mai obbligato a leggere un libro dalla prima all’ultima pagina. La sua biblioteca (che come quella di ogni altro lettore era anche la sua autobiografia) rifletteva tale fede nel caso e nelle regole dell’anarchia. «Sono un lettore edonista: non ho mai permesso al mio senso del dovere di interferire in una passione così personale come l’acquisto di libri»*.

Alberto Manguel
Con Borges

Questo piccolo libro, edito da Adelphi, è una biografia, una finestra socchiusa sul mondo privato borgesiano. Manguel conosce Borges in una libreria e, per qualche anno (dal 1964 al 1968), si reca a casa dello scrittore argentino per leggergli dei libri. La cecità progressiva di Borges, infatti, è quasi arrivata ad offuscargli totalmente la vista e la madre – novantenne – non riesce più ad aiutare il figlio durante le lunghe sessioni di lettura.
Ci si trova immersi, almeno nelle prime pagine, nell’appartamento dello scrittore: «un luogo ovattato, caldo, lievemente profumato» e piuttosto buio, cosa, quest’ultima, che non sorprende trattandosi dell’abitazione di un uomo i cui occhi sono ormai quasi completamente sprofondati nelle tenebre.conborges Ciò che stupisce, invece, sono le poche librerie presenti, le quali «occupavano solo qualche angolo discreto». Si scopre, anche, che Borges aveva una vera e propria passione per le enciclopedie e i dizionari nata durante l’infanzia quando alla Biblioteca Nazionale, troppo timido e riservato per chiedere un libro, si accontentava di sfogliare i volumi dell’Encyclopedia Britannica scegliendo a caso le voci da consultare. Emergono piccoli dettagli privati: l’intensa amicizia con Adolfo Bioy Casares, l’amore per la lingua tedesca, la camera da letto spoglia e quasi monacale, la predilezione per il colore giallo (l’unico che ancora riuscisse a scorgere), l’avversione nei confronti della letteratura francese, una presunta forma di razzismo (non argomentata a sufficienza da Manguel) e il commovente trasporto per i western e i film di gangster.

Pur risultando interessante e curioso guardare dietro la porta dell’appartamento borgesiano, ho avuto la sensazione, durante tutta la lettura, che mancasse qualcosa. Come se gli argomenti trattati venissero appena accennati, senza prendersi il tempo necessario per approfondirli e renderli vibranti e tangibili. Tuttavia è una lettura piacevole, ma che consiglio principalmente a chi conosce, almeno in parte, l’opera dello scrittore argentino.

 * La citazione tra virgolette è tratta da J.L. Borges, Paul Grussac, in Discussione, a cura di Antonio Melis, trad. it. di Lucia Lorenzini, Adelphi, Milano, 2002, p. 91.

Link ai libri citati nell’articolo:

Con Borges: https://goo.gl/hu4aqA
Il libro di sabbia:https://goo.gl/cesDtP
La rosa profonda: https://goo.gl/raDsP3
Stoner: https://goo.gl/ottGGv
Dio di illusioni:
 https://goo.gl/9BnxVV
Il cardellino:
https://goo.gl/dhgked